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dadaciclo was here

Ettore Mabretti: un uomo una leggenda

Il primo bambino nato nel 1977, alle 00.00.01 del 1°
Gennaio, nacque Ettore Mabretti, a Sarzana (Sp). Sua madre, Adelaide
Mabretti, morì pochi minuti prima della mezzanotte, così che il
corpicino (6 Kg) del piccolo fu estratto dal corpo ormai cadavere della
genitrice. L’ostetrica morì suicida poche ore dopo: affermava che il
piccolo era interamente ricoperto di peli ricci e crespi, e che invece
di piangere ruttava e bestemmiava.

In realtà le uniche foto che abbiamo a
disposizione di EM in tenerissima età ce lo mostrano come un bambino
normalissimo, rubicondo e dallo sguardo gaio: un pò di perplessità
suscita il fatto che nella polaroid egli stia mangiando il contenuto del
proprio pannolino (definito dal fotografo, lo zio Pasqualino Ciolnove,
"abbondante, fetente e fluorescente").

Il padre, Niccolò Mabretti, si
rifiuta di accettare il figlio pur provvedendo al suo sostentamento.
All’età di tre anni perde tutta la famiglia in un incidente aereo nei
cieli del Buthan. Non è difficile vedere un collegamento tra questo
episodio e il nome di battaglia scelto da EM negli anni successivi,
Divino Buthangas. Per sostentarsi iniziò a spacciare cocaina tra i
genitori dei compagni d’asilo più facoltosi (stavano arrivando gli ’80 e
la coca, si sa, tirava).


Gli anni dell’asilo trascorrono senza episodi di particolare rilievo,
tranne forse una rivolta organizzata dall’EM contro l’ora obbligatoria
di pisolino pomeridiano all’età di 5 anni: da dietro le barricate i
bambini tiravano alle maestre blocchi di DAS fresco, ma vengono
catturati e ricondotti all’ordine. In un memoriale dell’87 EM fa
autocritica ammettendo che quella del DAS non era poi una così buona
idee, e che se all’epoca avesse avuto la lungimiranza di impiegare della
pastavetro cotta al sole sarebbero riusciti a fondare il Soviet Albero
Azzurro.
Nell’85, all’età di otto anni, viene espulso da scuola durante il suo
periodo Anarcabbestia per essere entrato in classe completamente
stravolto pogando al ritmo di To Drunk To Fuck ed aver orinato sui
libri. Nell’86 scopre il Dadaismo e si dedica attivamente allo studio
del concetto di Antiarte.
Nell’87 intraprende un viaggio nei boschi della Finlandia "alla ricerca
di se stesso". Secondo alcuni avrebbe ucciso un orso a mani nude e ne
avrebbe indossato la pelle ancora sanguinante, ricevendone un profondo
shock mistico-mitologico; secondo altri, ed è questa la versione più
accreditata, egli avrebbe ingerito quantità letali di Amanità Muscarica,
rimanendo per giorni in bilico tra la vita e la morte. Fatto sta che
l’EM che tornò a Sarzana nell’estate dell’88 non era più lo stesso.


Il Divino Buthangas, come egli stesso si faceva chiamare, si aggirava
furtivo tra i vicoli reclutando quel manipolo di impavidi che più tardi
furono noti con il nome di Anarcociclisti: il Suride RamarroX, l’Alieno,
UserExMachina, CiboPerCani, Psykozygo, Anarcorco, il Rev.LuisCifer. Gli
Anarcociclisti si presentavano come un gruppo di intervento
alterpercettore della realtà urbana, che si muoveva col favore delle
tenebre per occupare strade, piazze e addirittura scuole e uffici
postali. Il loro proposito era di aumentare il più possibile l’entropia,
in modo da far trascendere l’umanità ad un nuovo Livello Piroginico di
Complessità (simboleggiato nella loro iconografia da una Bicicletta in
fiamme). Nel giro di un anno occuparono più di mille TAZ, allucinando
considerevolmente gli abitanti di tutto il Nord Italia e preoccupando
nonpoco le forze dell’ordine, le quali però con una pesantissima censura
riuscirono a evitare che l’opinione pubblica venisse a conoscenza dei
fatti (sulla sfrenatezza orgiastica dell’EM di questo periodo e dei suoi
accoliti, con i loro riti pagani a base di psilocibina, pansessualismo e
olio lubrificante rimandiamo all’opuscolo "Come una Bestia" di Cro22n
edito dalla BRi).

Ettore Mabretti, il Divino Buthangas, fu ucciso in un conflitto a fuoco
con la polizia il 1° Maggio del ‘989. Il suo corpo fu smembrato e
seppellito in 23 luoghi diversi. Gli Anarcociclisti furono persegiutati e
costretti all’esilio; alcuni perirono.
E’ in nome di Ettore Mabretti e di tutti i martiri dell’Anarcociclismo
che nel 1994 gli esuli fecero ritorno clandestinamente in patria e
ridiedero vita al movimento clandestino, giurando di non cessare la
lotta fino alla Fine della Civiltà Occidentale.

Amen

Post U Mano &
Inquietante Presenza, Anarcociclisti

Vietato introdurre biciclette

Nelle banche e nei negozi di tutto l mondo a nessuno importa un cazzo che qualcuno entri con un cavolo sotto il braccio o con un tucano o che dalla sua bocca si snodino come un nastro le canzoni che mi insegno’ la mamma, oppurte che conduca per mano uno scimpanze’ in maglietta a  righe. Ma non appena una persona entra con una bicicletta tutti si  agitano, e il veicolo e’ espulso violentemente in strada mentre il suo  proprietario deve subire gli indignati rimpreoveri degli impiegati.


Per una bicicletta, ente docile e dal comportamento modesto,  costituisce una umiliazione e una beffa la presenza dei cartelli che  le sbarrano il passo ad ogni bella porta di cristallo della citta’. E’  noto che le biciclette hanno cercato con tutti i mezzi di ovviare a  questa loro triste condizione sociale.

Ma assolutamente in tutti i  paesi della terra e’ vietato introdurre biciclette. Alcuni aggiungono  "e cani", precisazione che raddoppia nelle biciclette e nei cani il complesso di inferiorita’. Un gatto, una lepre, una tartaruga, possono virtualmente entrare alla Rinascente o negli studi degli avvocati del centro citta’ senza suscitarealtro che sorpresa, somma delizia fra le telefoniste ansiose o al massimo un ordine al portiere di sbattere fuori i suddetti animali. Puo’ accadere anche questo, ma non e’ cosa umiliante, innanzi tutto perche’ rappresenta una probabilita’ fra molte altre, e poi perche’ scaturisce come effetto di una causa e non di una fredda macchinazionepreordinata, orribilmente impressa su targhe di bronzo o  di smalto, serigrafate su alluminio nodizzato, tavole dell’inesorabile  legge che umilia la semplice spontaneita’ delle biciclette, creature  innocenti.


Ad ogni modo, attenti a quel che fate, direttori anche le rose sono ingenue e dolci, ma forse sapete che in una guerra  di due rose perirono principi che erano come neri fulmini, accecati da  petali di sangue. Non vi accada che le biciclette si destino un giorno  irte di spine, che le manopolie dei loro manubri si rizzino  disponendosi per l’attacco, che, corazzate di furore, assaltino a  legioni i cristalli delle compagnie di assicurazioni, e che il ferale  giorno si chiuda con il tracollo in borsa, con un lutto di  ventiquattro ore, e biglietti listati di nero con cui la famiglia  commossa ringrazia.

Reverendo mnths

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